“La consolle e lo specchio”

Sabato Barra
Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale “Luigi Vanvitelli” – SUN

Nella progettazione dei due elementi si è partiti dall’idea del mobile neoclassico, del quale si sono conservate le sole proporzioni armoniche. Nei vari passaggi il processo progettuale ha visto dapprima la perdita di cornici, lesene, decori, intarsi richiamanti le grottesche, dell’iconografia mitologica antica, per poi giungere ad un volume epurato, semplice e razionale. Successivamente la scatola teorica, proporzionata armonicamente secondo il modello neoclassico, ha acquisito un suo linguaggio, un primo elemento decorativo dato proprio dal sistema costruttivo del mobile stesso. L’immagine riprodotta dal sistema costruttivo si ispira alla stratificazione storica generata da millenni di evoluzione architettonica della città: così come, strato dopo strato, la città è cresciuta in altezza, il mobile ha preso forma, linguaggio e decoro. Questo processo si è concretizzato, mediante la sovrapposizione di piani in legno tra loro giustapposti, che con il loro andamento, giungono alla deframmentazione della scatola stessa. Napoli, la città, la sua stratificazione, la presenza dominante del Vesuvio quale segno iconografico: ed ecco che un sisma prodotto dalle attività del Vesuvio, secondo un “movimento tellurico orizzontale”, comporta la sconnessione dei vari piani che costituivano l’originale scatola armonica. Infine, nei piedi della consolle, la citazione di uno dei elementi della cultura partenopea: il corno, simbolo apotropaico, antidoto e sacramentale difesa contro ogni malefico influsso. Tredici corni fatti a mano, che adempiono alla loro funzione scaramantica, ognuno di essi “tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta”.

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